5x1000 Stabilizzato

Con la legge di stabilità del 2015 sono state introdotte novità sulla regolamentazione del 5x1000: si è richiesto agli enti beneficiari la massima trasparenza ed efficienza nell’utilizzo delle risorse. Nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri si sono definite modalità uniformi di redazione dei rendiconti da parte delle organizzazioni relativamente all’utilizzo di tutte le somme ricevute, prevedendo il recupero delle risorse non rendicontate.

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2015: STABILIZZAZIONE E MASSIMA TRASPARENZA
CON L’OBBLIGO DI RENDICONTAZIONE

Dopo nove anni di sperimentazione è stato definito un tetto massimo di raccolta fondi che arriva per la prima volta a 500 milioni di euro contro i circa 400 degli anni passati.

I punti cardine trattati:

  • la razionalizzazione dei criteri e dei requisiti per l’accesso
  • la semplificazione e accelerazione delle procedure di calcolo ed erogazione
  • l’obbligo di rendicontazione

Per assicurare la massima trasparenza ed efficacia nell’uso della quota del cinque per mille è stata prevista l’emanazione di un apposito decreto da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri per definire “le modalità di redazione del rendiconto, dal quale risulti in modo chiaro e trasparente la destinazione di tutte le somme erogate ai soggetti beneficiari, le modalità di recupero delle stesse somme per violazione degli obblighi di rendicontazione, le modalità di pubblicazione nel sito web di ciascuna amministrazione erogatrice degli elenchi dei soggetti ai quali è stato erogato il contributo, con l’indicazione del relativo importo, nonché le modalità di pubblicazione nello stesso sito dei rendiconti trasmessi” [comma 154].

L’obbligo di rendicontazione è per tutti i soggetti che ricevono il cinque per mille, indipendentemente dalla somma percepita.

Infatti gli Enti che hanno percepito una somma pari o superiore a 20 mila euro hanno l’obbligo di inviare la rendicontazione alla Direzione Generale del Terzo Settore, mentre tutti gli altri sono comunque tenuti ad effettuare la rendicontazione entro un anno dall’accredito della somma ed obbligati a mantenere a disposizione tale documentazione presso la sede legale per un periodo di dieci anni.

Per le associazioni beneficiarie del contributo sarà possibile accantonare l’importo percepito, in tutto o in parte. E’ necessario specificare le finalità dell’accantonamento e la destinazione delle somme nella relazione allegata al rendiconto, assieme al verbale dell’organo competente previsto dallo Statuto in cui viene deliberato l’accantonamento. L’Ente beneficiario dovrà altresì allegare la documentazione relativa al futuro utilizzo delle somme. Le associazioni sono obbligate a spendere tutte le somme accantonate e a rinviare il modello di rendiconto compilato entro 24 mesi dalla percezione del contributo.

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PER LA RENDICONTAZIONE DEL 5X1000

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato un vademecum per rendicontare i fondi del 5x1000 ottenuti dalle associazioni.
L’adempimento é d’obbligo per le associazioni che hanno percepito più di 20 mila euro, mentre gli enti che non hanno superato questa quota sono comunque obbligati a produrre e conservare la documentazione in sede.

CHIARIMENTI SUL 5x1000

Cos'è il 5x1000?

Il 5×1000 é una misura di sussidiarietà fiscale introdotta per la prima volta nella Legge Finanziaria del 2006.

Per lungo tempo provvisorio e sperimentale il provvedimento é stato introdotto in via definitiva nell’ordinamento della Legge di Stabilità del dicembre 2014 (Legge 190/2014). Prevede per i contribuenti (solo persone e non aziende) la possibilità di destinare il cinque per mille all’Irpef a fini sociali e solidaristici, scegliendo tra diverse tipologie di enti.

A chi é destinato il 5x1000?

Il 5×1000 può essere destinato ad associazioni di volontariato e ad altre Onlus:

  • organizzazioni non lucrative di utilità sociale iscritte nell’Anagrafe delle Onlus, compresi gli enti che svolgono attività nel settore della cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale;
  • enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese e associazioni di promozione sociale le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal ministero dell’Interno, iscritti all’Anagrafe come Onlus parziali;
  • organizzazioni di volontariato iscritte nei registri previsti dalla legge 266/1991;
  • organizzazioni non governative già riconosciute idonee alla data del 29 agosto 2014 e inserite nell’elenco tenuto dal ministero degli Esteri;
  • cooperative sociali iscritte all’albo nazionale delle società cooperative e consorzi di cooperative con base sociale formata al 100% dalle stesse cooperative sociali;
  • associazioni di promozione sociale iscritte nei registri nazionale, regionali e provinciali;
  • associazioni e fondazioni di diritto privato, iscritte nel registro delle persone giuridiche, che operano senza fine di lucro nei settori di attività delle Onlus (articolo 10, comma 1, lettera a, Dlgs 460/1997).

Il 5x1000 é una tassa?

Il 5×1000 non é una tassa perché non preleva ulteriori somme dalle tasche dei contribuenti, ma si limita a chiedere loro a quale organizzazione vogliono destinare lo 0,05% delle imposte che già comunque sono dovute allo Stato, e a cui quindi le casse pubbliche rinunciano.

Lo utilizzano ogni anno circa sei contribuenti su dieci e finora ha permesso la devoluzione di circa 400 milioni ogni anno, che dal 2015 potranno arrivare fino a 500 milioni.

Il 5x1000 é diverso dall'8x1000

Del 5×1000 beneficiano decine di migliaia di enti privati non profit, mentre dell’8×1000 godono poche realtà: lo Stato stesso e altre 6 confessioni religiose. La seconda differenza sta nella cosiddetta “quota inoptata”: quella dell’8×1000 é trattenuta per la spesa corrente, mentre nel nostro caso viene distribuita tra i destinatari.

Infine, a differenza dell’8×1000, in cui la partecipazione o meno dei cittadini incide solo sulla destinazione e non sull’ammontare, per il 5×1000 più numerose sono le firme, più ingenti saranno i fondi stanziati.

Come viene utilizzato il 5x1000?

Gli enti che percepiscono i fondi devono, a un anno di distanza dall’incasso, redigere un rendiconto da inviare alla Direzione per il volontariato del ministero delle Politiche sociali, che li raccoglie e ne verifica la correttezza. Lo stesso ministero ha pubblicato un vademecum per rendicontare i fondi del 5×1000, un adempimento che é d’obbligo per le associazioni che hanno percepito più di 20mila euro.
Gli enti che non hanno superato questa quota sono comunque obbligati a produrre e conservare la documentazione in sede.

Come destinare il proprio 5x1000

Il contribuente può destinare la quota del 5 per mille della sua imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef), firmando in uno dei cinque appositi riquadri che figurano sui modelli di dichiarazione (Modello Unico PF, Modello 730, ovvero apposita scheda allegata al CUD per tutti coloro che sono dispensati dall’obbligo di presentare la dichiarazione). È consentita una sola scelta di destinazione.

Oltre alla firma, il contribuente può indicare il codice fiscale del singolo soggetto cui intende destinare direttamente la quota del 5 per mille. I codici fiscali dei soggetti ammessi al beneficio sono consultabili negli elenchi pubblicati.

Per destinare la quota del cinque per mille al comune di residenza è sufficiente apporre la firma nell’apposito riquadro.
La scelta di destinazione del 5 per mille e quella dell’8 per mille (Legge 222/1985) non sono in alcun modo alternative fra loro.